Tenta di assomigliarti

In questo periodo penso davvero tantissimo e so già che, dicendo questo, molti partirebbero all’attacco con le loro (simpaticissime) battute in stile ‘uh, come no!’, ‘sì, si vede proprio’, ‘tu che pensi? ahahah’. Dai, per una volta lasciamo stare le battute. Ora vi dimostro che penso davvero.

Lo sapete già che amo distaccarmi da ciò che è consueto e troppo scontato, anche se spesso cado nella mia incoerenza, dato che a volte anch’io tendo ad essere umana. In questo periodo succede più del solito, ma per distaccarmi come si deve devo vedere da cosa devo distaccarmi, che cosa mi trovo incontro. Infatti, anche per questo, è un periodo in cui tendo ad osservare.

No, non sono io che sono osservata. Sembro il classico essere che attira l’attenzione su sé stesso? Io sono solo una di quelle tante personcine che quando camminano rischiano di essere pestate dai passanti. Ma in questo periodo sono io a fermarmi a guardare. Mi fermo a guardarmi attorno per qualche secondo, e penso. Sì, forse è vero che è strano… In genere mi lascio scivolare addosso la vita come la pioggia su un ombrello aperto, senza sapere dove finirà e senza nessuno che si ponga il dubbio.

Ora però, in preda alla confusione che deriva dal pensare senza esserci abituata, mi guardo attorno e intanto mi chiedo che senso abbia farlo, perché non c’è niente di interessante, e soprattutto niente di vero: solo persone dai volti più tinti dello scivolo del parco giochi, e allora perché sto a guardarle? È forse meglio osservare gli alberi svestiti e depressi nel bel mezzo dell’inverno; si dice che la natura parla, perché non ho provato ad ascoltare gli alberi?

In tutta sincerità, a me un albero non ha mai detto niente, pur essendo a volte più sinceri delle persone e sentendo meno il bisogno di conformarsi agli altri alberi.

Ma le persone, rispetto agli alberi, mi dicono sempre qualcosa. Con loro è più divertente: trovo qualcosa di rilevante in ognuna di loro, e mi metto ad ascoltare.

La maggior parte della gente che vedo sembra che mi preghi di starle lontana, probabilmente perché già sanno che mi risulterebbe semplice odiarla, anche se non sanno bene il perché. Invidierei le loro scarpe nuove o la loro borsa firmata? O magari questo, perché sono tutti più belli di me e non hanno nulla in loro che stona? O forse perché riempiendo il vuoto della loro testa e del loro cuore hanno paura di ingrassare?

Io vado avanti tenendo tutto sotto controllo con la coda dell’occhio, non fermandomi mai mentre cammino, evitando di soffermarmi più di quanto vorrei e di quanto è socialmente accettabile. Lo faccio solo cacciando i particolari che davvero meritano la mia attenzione, o anche in cerca delle cose scarse ma diverse. Ogni volta che vedo qualcosa di diverso mi ritrovo a guardare, stupita. È probabile che, almeno la metà delle volte, non mi piaccia davvero quello che vedo, e magari storco anche il naso, ma spesso mi fermerei a scrivere sopra a quell’originale scena/cosa/persona ‘ti ammiro per come stai continuando ad essere te stesso in questa fabbrica di cloni’. Una sensazione straordinaria che mi fa rivedere me.

In questi momenti di dispersione nel mio piccolo mondo mi sento come l’unica che continua a camminare con le cuffie nelle orecchie e musica considerata patetica da gran parte dei cloni sopracitati, tenendo i miei occhi grigi spalancati cercando di non perdermi niente, perché ogni cosa che mi sfugge potrebbe essere un’occasione persa, perché devo controllare tutto. Non so cosa sto cercando, forse solo un po’ di soddisfazione, felicità, fortuna in più, e ho sentito che la si può trovare ad esempio negli occhi di qualcun altro, anche se non ho mai incontrato nessuno per strada che me ne volesse cedere un po'; in fondo anche chi si crede felice non desidera altro che averne ancora, di quella famosa fortuna.

Ora mi interessa solo il fatto che continuando a guardarmi attorno un po’ rimango delusa perché continuo a trovare poca roba diversa. Mi oppongo, mi fa male, e cercando di non sopperire al desiderio di abbassare la musica per cercare di capire se gli altri sanno tirare fuori qualcosa di interessante, decido di alzare il volume, perché non ho niente da sentire, niente di nuovo. Mi rimane questo enigma a frullarmi per la testa… E resto io, in quei momenti, l’unica che riesco ad ascoltare. Mi rendo conto che in quei momenti mi devo armare di pazienza e chiudere gli occhi, chiudere le orecchie.

In questo periodo, delusa piuttosto da tutto, ho messo in chiaro con me stessa un sacco di cose, dato che a volte è impossibile farlo con gli altri, dato che non capiscono te esattamente come tu non capisci loro. Ho cercato di mettere in chiaro anche le cose che loro dovevano chiarire con se stessi. Ho fatto qualcosa di buono che non era solo per me, ho dato a chi la voleva la fortuna che mi aveva chiesto.

Se non fosse per l’alternanza di cattivo tempo e cielo coloratissimo che si vede in questi giorni,  mi metterei gli occhiali da sole, così che tutte le tonalità di ciò che c’è in giro inizino a riflettere. Un ragazzo con i capelli rossi mi passa accanto; ha due occhi rilassati, strani a vedersi, poco comuni, in cui chiunque si perderebbe in eterno. Un cane scodinzola, non capisce che il padrone ha da fare, lui deve dare qualcosa anche a me. Lo scivolo resta uno scivolo, e mi chiede di non soffermarmi su di lui, perché guardandomi intorno posso trovare ben altro.

 

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